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La prateria un esempio di elevata biodiversità non solo vegetale

La prateria montana (tra i 1.000 e i 1.800 metri di altitudine) o la prateria d’alta quota (oltre il limite del bosco, ovvero sopra i 2.000-2.200 m) sono grandi “serbatoi” di biodiversità, purché vengano correttamente gestiti dall’uomo.

Queste formazioni erbose, sebbene definite habitat naturali, sono strettamente legate alle pratiche agro-pastorali che ne influenzano direttamente la composizione floristica e quindi anche la ricchezza specifica (biodiversità). Se in una prateria montana, per esempio, vengono fatte troppe concimazioni, usando letame non maturo quindi eccessivamente ricco in azoto, molte delle specie presenti verranno in breve tempo sostituite da poche piante nitrofile con scarso valore foraggero. Anche lo sfalcio dell’erba (fienagione) è pratica fondamentale per il mantenimento della biodiversità: se avviene con troppo anticipo la maggior parte delle specie non riusciranno a disseminare, mentre se è tardivo le “cattive foraggere”, come le Ombrellifere, si potranno diffondere fino a dominare sulle altre, avendo una maturazione dei semi ritardata.

Nella prateria montana “correttamente gestita dall’uomo”, quindi in equilibrio naturale, è possibile osservare una grande quantità di altri organismi viventi che da questo habitat traggono nutrimento o rifugio. Numerosi sono gli insetti – api, bombi, farfalle, cavallette e altri ancora – che si nutrono delle diverse specie erbacee. Molti animali di taglia maggiore sono strettamente legati alle praterie, anche se più facilmente osservabili in quelle d’alta quota; fra questi caprioli, camosci e stambecchi tra gli Ungulati, lepri e marmotte, senza dimenticare tutti gli erbivori domestici!


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