Le rocce, il suolo, le piante
Il suolo, chiamato anche terreno, è la parte più superficiale della crosta terrestre e risulta essenziale per la vita delle piante che vi sviluppano i propri apparati radicali.
Si origina attraverso un lento e lungo processo di disgregazione fisica e di alterazione chimica della roccia (roccia madre) per opera di agenti atmosferici (temperatura, umidità e precipitazioni) e di organismi viventi vegetali e animali.
In montagna, soprattutto alle alte quote, il terreno è spesso poco profondo, ricco di detriti e con scarsi quantitativi di acqua a disposizione per l'elevato drenaggio: l'apparato radicale delle piante, per consentire un buon ancoraggio e assorbire le sostanze nutritive, deve essere molto esteso e insinuarsi profondamente nelle fessure della componente rocciosa.
Anche il contenuto di minerali nel suolo – in particolare azoto e calcio – è un fattore importante che influenza la composizione della flora alpina.
Sugli alpeggi o negli allevamenti bovini, dove si registra un notevole accumulo di azoto, si sviluppa una flora specializzata – detta flora nitrofila – che prospera grazie alle grandi quantità di questo elemento.
Alcune piante, dette calcicole, crescono esclusivamente su terreni ricchi di calcio; un esempio è la dryas a otto petali (Dryas octopetala), mentre altre, come il trifoglio alpino (Trifolium alpinum), crescono su terreni poveri di calcio e sono quindi dette calcifughe.
Le piante basofile, invece, richiedono un terreno con pH basico, ovvero >7, mentre le piante acidofile vivono su terreni con pH acido, ovvero <7 (il pH è il parametro che esprime il grado di acidità o alcalinità del terreno).
Tra le specie più specializzate vi sono le piante igrofile, le uniche in grado di vivere nelle paludi e nelle torbiere dove il suolo è spesso completamente impregnato d’acqua, che penetra anche nei pori, limitando notevolmente o escludendo del tutto la circolazione dell’ossigeno necessario alla sopravvivenza delle radici.







